May 2004

Perché le aziende inconsapevoli sono a rischio di estinzione

Le leggi IT e la tutela normativa che viene da queste garantita, ingenerano 2 pericolose illusioni:
- Continuità: la possibilità di proseguire il proprio business come in passato
- Competitività: la possibilità di proseguire in modo profittevole il proprio business

Continuità
Prendiamo l’esempio del file sharing.
Immaginiamo per un momento che in tutto il mondo, i Governi decidessero di proibirlo imponendo pesanti sanzioni per i fuorilegge.

Niente più download, niente più scambi. Niente più P2P.
Forse per questo le major potrebbero finalmente tirare un sospiro di sollievo e proseguire la propria attività imprenditoriale come se nulla fosse successo?
Se questo scenario si dovesse mai avverare rappresenterebbe, paradossalmente, la fine delle Major.

Infatti le aziende sarebbero indotte a credere che, riportato il tutto alla normalità potrebbero rimettersi a regime, senza dar peso al fatto che il mercato dei contenuti (di qualunque tipo di dato digitalizzabile) è già cambiato. Irreversibilmente.
I concetti di produzione e distribuzione classici sono stati stravolti.
La gente si è abituata a scambiare, scaricare, accedere velocemente a un file, masterizzarlo, condividerlo.

Non si può tornare indietro
Non c’è più niente che si possa fare per tornare indietro; non lo può fare una legge, non lo può fare una multinazionale.
L’unica soluzione era (semmai) non far circolare, occultare la tecnologia del file sharing…

Ora è troppo tardi. Sarebbe come pensare di vietare l’uso dei cellulari.
La tecnologia, pertanto, offre ora solo 2 possibilità: seguirla o chiudere.
Oggi chi produce musica o film deve sapere che il mercato è cambiato e non tornerà più come prima.

La scarsità di contenuti, la difficoltà di accedere ai prodotti, la localizzazione a cui era abituato prima il consumatore non esiste più e tutta la catena produttiva/distributiva deve essere ripensata.
In questo contesto, il dettato di una norma che proibisca o punisca il file sharing o altre tecnologie innovative, rappresenta solamente una forma di conforto per i manager che non vogliono prendere atto del cambiamento.

Staticità abitudinaria
Allo stesso modo però crea nelle aziende l’illusione di poter proseguire come sempre è stato fatto, di poter continuare ad applicare le vecchie politiche di prezzo/prodotto.
Ma è evidente che il mercato non si conquista né con le leggi, né con i brevetti nè con le sentenze.
IBM fu scalzata da Microsoft sul mercato consumer nonostante i migliaia di brevetti in suo possesso.

Sempre Microsoft, mentre veniva più volte condannata per abuso di posizione dominante, conquistava intere fette di mercato (se non mercati interi) nei settori browser, player multimedia, ecc.
Si può contestare il comportamento o la qualità tecnica dei prodotti di Redmond, ma la realtà è che stanno dominando su molti fronti informatici.

Pensiamo ai motori di ricerca.
Google si è affermata come leader indiscusso, soppiantando ad esempio il ben più affermato Altavista, nonostante la concorrenza, i brevetti e i mille altri ostacoli.
Perché? Per la qualità dei propri algoritmi, la semplicità, l’immagine e soprattutto per la capacità di cogliere il cambiamento del mercato in quel momento e la necessità degli utenti di avere uno strumento facile, veloce e senza banner a tappezzare le pagine.
Per la capacità, in altri termini, di volgersi al cambiamento.

Credersi nel giusto
L’illusione normativa crea un ulteriore pericolosa mistificazione: pensare di essere nel giusto.

Una normativa può certamente legalizzare o giustificare un atteggiamento repressivo nei confronti degli utenti (è il caso più volte citato della RIIA e delle continue denunce agli utenti), ma questo non significa che l’azienda ne trarrà un vantaggio.
I prodotti sono sempre più realizzati “con” il consumatore e non “per” il consumatore.
Pensiamo ai sistemi open source; prodotti realizzati con il contributo degli utenti, dove gli utenti sono il fulcro fondamentale del processo contribuendo al prodotto finale.

Ma allora, le aziende possono pensare davvero di vendere un prodotto ad un potenziale cliente che hanno chiamato in causa? Come possono pensare che aggredendo i consumatori beneficeranno di una pubblicità positiva (anziché di un crollo di popolarità…e di quote di mercato)?

Competitività
La tecnologia crea rottura. La tecnologia è distruttiva.

I passaggi indolori, in occasione dell’avvento di tecnologie realmente innovative, semplicemente non esistono.
In questi casi non ci sono transizioni “dolci” o passaggi di consegne “soft”, quanto invece cambiamenti bruschi che creano nuovi equilibri economici e – spesso – nuove realtà imprenditoriali.
La tecnologia, da sempre nella storia dell’uomo, ha ignorato il suo predecessore ed nascendo anzi per soppiantarlo e mettendo ogni volta le aziende nella condizione di operare una scelta.

Dentro o fuori.

Alcuni esempi sono illuminanti.
Microsoft, in una fase iniziale, non reputò di interesse il Web e tenne un comportamento estremamente scettico su questo nuovo media.
Allo stesso modo “Internet” non prese in considerazione il business della più importante software house del mondo e continuò a diffondersi creando le condizioni perché nascessero software come Netscape o società come Yahoo.

Una volta compresa la svista Microsoft , grazie solamente alle proprie straordinarie finanze ed alla capacità di reiventarsi di Bill Gates, riuscì a recuperare terreno e contenere i danni (oggi integra completamente Internet nel proprio business).
Esisterebbe ancora Microsoft se avesse continuato a non credere in Internet?

Internet2 e le connessioni super veloci che permettono di scaricare un DVD in pochi secondi, non considerano i problemi distributivi delle Major ; gli algoritmi di Google hanno ignorato la posizione dominante di Altavista; l’ecommerce di Amazon ha sconquassato tutto il settore editoriale.

Oppure ancora, se non avete mai provato a telefonare con un computer provate a farlo usando Skype, nuovo software creato dagli inventori di Kazaa su tecnologia p2p.
Non occorre essere dei Negroponte per capire, dopo la prima volta che lo si è provato, perchè questo software sta acquisendo ogni giorno quote del mercato telefonico senza che le compagnie di TLC se ne rendano conto.
E’ facile, fa risparmiare, si sente meglio che un telefono normale; perché i consumatori dovrebbero allora continuare ad abbonarsi a Telecom?

La situazione è però identica in tutti i mercati. L’energia “pulita” – se fosse resa disponibile -, non terrebbe conto degli interessi delle multinazionali petrolifere; una cura gratuita per il cancro non prende in considerazione gli utili delle multinazionali farmaceutiche. E così via.

L’esempio del mercato software
Nel business del software ogni giorno siamo abituati a pensare che tutto potrebbe cambiare da un momento all’altro.

Si tratta di un mercato in cui uno sviluppatore indipendente può decidere di distribuire gratuitamente la propria applicazione e far chiudere aziende che vendono quel tipo di software.
Pensiamo ai principali software open source (Linux, Apache, ecc.) ma anche a software non open source che sono però gratuiti (il firewall Zone Alarm).

I sistemi di CMS (pubblicazione di contenuti sul web) inizialmente costavano una fortuna; poi con l’avvento di soluzioni free del tipo di PhpNuke il mercato si è dovuto completamente reinventare
(molte società sono sparite o hanno dovuto modificare il proprio modello di business”).
La grafica dei siti web, un tempo costosissima, ora si può avere con pochi euro e di grande qualità. E gli esempi possono continuare all’infinito.

Di qualunque business Vi occupiate, un dato rimane certo: la tecnologia è l’arma competitiva in grado di cambiare le sorti della Vostra azienda.

Certo, esistono settori più statici (ad esempio l’avvocatura) ed altri estremamente dinamici (lo sviluppo dei nuovi processori, ad esempio) ma tutti sono accomunati dalla necessità di essere tecnologicamente aggiornati.
Un avvocato che utilizza banche dati integrate per le ricerche giurisprudenziali o che schedula le proprie udienze sul palmare e le sincronizza con il proprio PIM [Personal Information Manager] del suo PC, oltre a dare un’immagine più professionale alla clientela, dispone – a parità di capacità, contatti e competenze – di un indubbio vantaggio competitivo rispetto ai colleghi.

Pura tecnologia
In questo contesto, appare evidente, che non esiste una tecnologia buona e una cattiva.

Esiste la tecnologia e basta.

L’esempio più banale è quello dei software di Password recovery; da un cracker possono essere usati per individuare la password di un pc, dal proprietario del PC per ritrovare la password dimenticata.
Altro valido esempio può essere la sicurezza informatica.
Chi è che più di frequente crea software e avvia software house specializzate in sicurezza?
Gli hacker/cracker stessi (Kevin Mitnik, per quanto fosse in realtà più specializzato in “social engineering”, è un recente caso emblematico).

Chi basa il proprio business in tutto o in parte sulla tecnologia sa quanto è importante continuare ad aggiornare i prodotti, stabilizzarli e trovare sempre nuove vie per renderli appetibili al consumatore.
Se però credete che una normativa possa proteggere il vostro business, garantendoVi (come nel caso del file sharing o dei brevetti software) che saranno individuati e perseguiti gli utenti che piratano i vostri prodotti o li consumano illegalmente, considerate questo.

Clonazioni digitali
La tecnologia è replicabile, manipolabile e aggirabile per definizione.

Se pensiamo che in Italia hanno chiuso e stanno chiudendo aziende nel settore meccanico, a causa dell’avvento della produzione cinese (che è stata in grado di “clonare” fedelmente i prodotti in commercio, a prezzi però per il nostro mercato impensabili) provate a pensare che cosa non sia possibile fare in un mondo fatto di bit.

Oggi è possibile clonare un software con pochi euro.
E’ possibile ingaggiare programmatori specializzati in linguaggi di programmazione anche molto complessi e sofisticati e realizzare in poco tempo software di altissimo livello.

Nessun software è immune da crack (licenze piratate accessibili a chiunque); nessun software è immune da bachi; nessuna tecnologia è invalicabile.
Microsoft, la più importante software house del mondo (così come qualunque altra azienda di software), rilascia continuamente, patch, service pack e tutto quanto serve a correggere i difetti dei propri software.

I concetti di sicurezza, stabilità e protezione sono – quando si parla di Internet – tutti da reinterpretare.

Conclusioni
Non ha importanza perché un ragazzino tedesco decide di scrivere un nuovo virus, o perché mai un programmatore decida di distribuire gratis un software che sul mercato vale oro.

Il fatto è che questo accade.
Giornalmente.

Senza che interessi a nessuno delle conseguenze che l’iniziativa avrà sul vostro business.

Potete credere che una nuova legge sarà in grado di impedire la diffusione del P2P o che i brevetti software chiuderanno in soffitta l’open source.

Potete credere che facendo causa a utenti che scaricano musica via Internet, li avrete poi come vostri clienti e sostenitori.

Oppure, a prescindere dalle leggi, potete adeguare la vostra azienda ai cambiamenti della tecnologia e utilizzarla a vostro vantaggio per creare un business il più possibile soddisfacente per voi e i vostri clienti.

A voi la scelta.

Web, File Sharing ed evoluzione della società
di Fabio Vescarelli e Marco Montemagno

Alcune domande a cui risponde questo memo
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Perché Internet dipende strettamente dal File Sharing?
Perché non è pensabile controllare il Web?
Perché è fondamentale che il legislatore evolva il proprio approccio se legifera su Internet?
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Internet = [File] Sharing

Internet si basa da sempre sulla condivisione delle informazioni.
È nato per questo.
Sul web scambiamo informazioni in continuazione; navigando su siti, inviando email o usando strumenti di Instant Messaging (ad esempio, http://it.messenger.yahoo.com/).

In altri termini Internet può essere considerato, in una visione estremizzata della sua natura, un gigantesco sistema di condivisione (sharing) e scambio di dati.

Il file sharing di cui si discute oggi non è altro che questo:
la possibilità di condividere, scambiare file con altre persone connesse alla rete.

A prescindere dall’utilizzo che se ne stia facendo oggi (legale in alcuni casi, illegale in altri) rimane il fatto che tecnicamente il file sharing rappresenta una tecnologia straordinaria sia per gli utenti sia per i produttori.

Gli utenti, infatti, hanno a disposizione uno strumento potentissimo per ricevere sul proprio pc e scambiare con altri una quantità inimmaginabile di informazioni condivise.

E come “consumatore” si aprono nuovi affascinanti scenari.
Se fino ad oggi la distribuzione di contenuti (musica, video, notizie, ecc) è stata sempre vincolata a uno o più soggetti erogatori, oggi il p2p permette allargare questi confini; posso ricevere video, musica, notizie, libri, software e qualunque altro tipo di dato sia digitalizzabile, da chiunque (a prescindere che sia una multinazionale o una persona fisica), da qualunque parte del mondo e in qualunque momento.

Allo stesso modo i produttori hanno la possibilità di usare uno strumento senza precedenti per distribuire i propri prodotti come anche per costruire prodotti che beneficino di questa tecnologia.

Uno dei canali di distribuzione scelto da diverse software house (es. Lindows) è proprio il p2p in quanto offre il vantaggio di velocizzare lo scaricamento dei file e abbattere i costi di distribuzione.

Un ottimo esempio di business costruito sulla tecnologia del p2p è Skype , nuovo software di VOIP (permette di telefonare usando un pc collegato a Internet).

Usando la tecnologia p2p questo software riesce a superare problemi e barriere tecniche che fino ad oggi hanno contribuito a rallentare la diffusione di questi strumenti (ad oggi Skype è stato scaricato da 11,514,510 utenti !).

Oppure ancora pensiamo alla diffusione del sapere.

L’esempio del Professor Lawrence Lessing è significativo: ha deciso di distribuire il suo ultimo libro utilizzando anche il canale P2P (il software di p2p scelto in questo caso è BitTorrent).

Infine immaginiamo gli innumerevoli utilizzi positivi per scopi di ricerca, che una tecnologia di questo tipo potrà offrire; possiamo unire centinaia di milioni di pc in tutto il mondo (abbinandola a sistemi di grid computing http://www.grid.org/home.htm) e creare una potenza di calcolo senza precedenti nella storia dell’uomo.

Questo significa che siamo in grado di generare innovazione, creare cultura e diffonderla liberamente in tutto il mondo senza bisogno di passare da altri interlocutori (che potrebbero valutare più o meno interessante il nostro lavoro).

Internet = Fragilità

Internet non è stabile e robusto come molti credono.
Internet, come tutte le tecnologie software realizzate dall’uomo, ha lacune, bachi, falle e problemi che di volta in volta vengono scoperti, modificati e corretti.

Un esempio recentissimo, eclatante, riguarda una “falla” del protocollo TCP/IP (cioè la convenzione di trasmissione dati su cui si basa Internet) denunciata dal ricercatore Paul Watson, che se sfruttata sarebbe stata in grado di bloccare l’intera rete, in pratica un baco insito nella stessa infrastruttura di rete (peraltro noto già da tempo) che avrebbe potuto mettere al buio i navigatori di tutto il mondo.

Altro caso pratico che ha appena colpito i pc del pianeta: il worm Sasser.
Nel giro di pochi giorni ha creato problemi e panico (pur non avendo effetti distruttivi sui pc), ma l’aspetto che più ha fatto riflettere è che si è trattato di un virus realizzato tecnicamente male (quindi anche un piccolo codice mal scritto può diffondersi in un attimo e mettere potenzialmente in ginocchio interi sistemi di IT).

Oppure pensiamo ai diversi sistemi di sicurezza realizzati per proteggere il diritto d’autore, tutti puntualmente scardinati; il recentissimo sistema di protezione Itunes, l’ormai celebre sito di Apple che vende musica on line, è stato craccato in meno di 8 ore da David Hammerton, ventenne australiano; la miliardaria protezione inventata dalle major per evitare la copia dei DVD, fu violata dall’allora sedicenne norvegese Jon Lech Johansen (denunciato e poi assolto).
Sono solamente un paio degli innumerevoli esempi citabili.

Da notare poi che in moltissimi casi a mettere in luce l’instabilità e la fragilità del mondo digitale non sono multinazionali organizzate o centri di ricerca evoluti, ma singoli individui spesso con poche risorse disponibili (va da sé che avendo a disposizione risorse considerevoli e tempo, è possibile bypassare pressoché ogni sistema di protezione ad oggi sviluppato).

Il legislatore deve pertanto prendere atto che quando si legifera su materie informatiche/Internet, ormai costantemente presenti negli ordini del giorno parlamentari, è impensabile utilizzare normali paradigmi di stabilità e sicurezza.

Internet = Persone

Internet non è una realtà virtuale.
Internet non è un videogame né tanto meno una nicchia per appassionati.
Internet è (e diventerà sempre più) una parte di vita insostituibile di ogni persona.

Ogni decisione legata al web si ripercuote sui comportamenti reali delle persone, sulle scelte di consumo, sulle scelte di vita.

La possibilità di usare liberamente o meno una tecnologia (ad es. il p2p) da un lato influenzerà le decisioni di comprare prodotti/servizi (quale tipo di connessione a internet acquisto se posso o non posso usare il p2p? Quali strumenti di registrazione, duplicazione, masterizzazione riproduzione? Quali business intraprendo? Quali misure di sicurezza?), dall’altro lato modificherà le mie decisioni ed i miei comportamenti sociali (se temo il carcere per il download di musica, potrei impedire ai miei figli di usare internet, bloccare servizi legati al web; se utilizzo una connessione lenta a 56 Kb anziché a banda larga, non accederò a contenuti multimediali, non farò formazione a distanza, non vedrò video su internet, ecc).

Pertanto poiché il mercato internet è fatto di persone, ogni conseguenza reale o percepita, derivante dall’applicazione di una legge sarà in grado di far lievitare il mercato oppure bruciarlo; in questo secondo caso però, trattandosi di un mercato che rappresenta una delle colonne portanti della futura economia, le conseguenze di una normativa non corretta possono creare un digital divide difficilmente recuperabile.

È importante ribadire che oggi lo sviluppo dell’economia e del Web vanno di pari passo in quanto quest’ultimo crea, grazie anche a tecnologie di spicco come il p2p, numerosi canali di diffusione per le Aziende; l’esplosione delle connessioni a banda larga, ad esempio, è dovuto in gran parte alla possibilità di utilizzare i circuiti di condivisione dei file, strumenti impiegati anche da players importanti dell’Industria.
L’economia di domani ha bisogno di connessioni veloci per sfruttare il potenziale economico degli utenti.

Inoltre la repressione di reati ‘minori’ (quali lo scambio di materiale coperto di diritto d’autore fra privati, non a scopo di lucro) sta provocando la creazione di software di condivisione cifrati (RSA, AES), ad esempio Mute, e molti altri che stanno nascendo (es. http://www.earthstation5.com/benefits.html), che garantiscono agli utenti sia l’anonimato che la trasmissione cifrata delle informazioni.

È noto che dati cifrati con algoritmi di crittografia ‘forte’ possono essere comunque decodificati, ma utilizzando ingenti risorse e investimenti, improponibili nel caso della persecuzione di file sharing illegale (un esempio di pochi giorni fa è il crack della chiave crittografica da 576 bit, realizzato da un team di matematici, i quali hanno utilizzato un centinaio di workstation e circa tre mesi di elaborazione).

La diffusione capillare di programmi che garantiscono l’anonimato e la cifratura dei dati sarebbe un grossissimo freno per l’attività della Polizia Postale e, più in generale, per tutta l’attività giudiziaria atta a combattere reati di gran lunga più gravi quali la pedopornografia e il terrorismo.

Conclusioni
L’informatica e Internet sono tematiche presenti ed insostituibili, che i Governi di tutto il mondo devono affrontare giornalmente in relazione a moltissimi provvedimenti da intraprendere.
Per legiferare su questi delicatissimi temi digitali il legislatore avrà necessità di inquadrare di volta in volta il dinamico e articolato panorama tecnologico ed i suoi risvolti sul piano sociale ed economico.
Compito questo estremamente complesso.
Sarà necessario acquisire competenze tecniche (di volta in volta differenti) per addivenire a normative in grado di supportare e non ostacolare lo sviluppo del paese.
Ma soprattutto sarà necessario un nuovo approccio: interattivo (che si confronti con tutte le parti coinvolte) e dinamico (Internet è in continua, frenetica evoluzione).