Le Big Tech e l’Intelligenza Artificiale: ci stanno prendendo in giro?

Ogni giorno leggiamo di nuove funzionalità, prodotti e innovazioni lanciate dai colossi della tecnologia: Apple, Google, Amazon, Meta, Tesla, Nvidia, OpenAI… la lista si allunga continuamente. E la domanda sorge spontanea: come fanno ad andare così veloci?

Nel giro di poche settimane vediamo sistemi che generano video, musica, immagini realistiche o testi complessi. Quello che fino a ieri sembrava fantascienza, oggi è realtà. Ma è davvero tutto frutto di un progresso lineare? Oppure dietro le quinte qualcuno ha già fatto un passo molto più grande e ce lo sta dosando un po’ alla volta?


Il dubbio “complottista”

Proviamo a liberare il lato complottista che ognuno di noi ha dentro. E se le grandi aziende avessero già sviluppato una forma di AGI (Artificial General Intelligence) – cioè un’intelligenza artificiale davvero superiore a quella umana – e la stessero rilasciando solo a piccole dosi?

Lo scenario non è poi così assurdo. Per vari motivi:

  1. Etici: un salto di questo tipo avrebbe un impatto planetario. È difficile pensare che venga lanciato dall’oggi al domani senza considerare conseguenze, rischi e problemi di allineamento (il famoso super alignment).
  2. Tecnici: nessun software nasce perfetto. Prima di essere rilasciato deve essere testato, migliorato, reso stabile e supportato da infrastrutture gigantesche.
  3. Regolatori: senza regole chiare, il rischio sarebbe un caos globale. Meglio aspettare e far sì che governi e istituzioni preparino un quadro di riferimento.
  4. Strategici: rilasciare a tappe permette di mantenere l’attenzione, stringere alleanze, consolidare il proprio potere economico e… non bruciarsi tutte le cartucce subito.

La strategia “Bubka” delle Big Tech

Un paragone interessante è quello con Sergej Bubka, il mitico saltatore con l’asta che batteva il record mondiale centimetro dopo centimetro, anno dopo anno. Avrebbe potuto saltare molto più in alto fin da subito, ma gli conveniva migliorare poco alla volta per prolungare la carriera e massimizzare i risultati.

Le Big Tech sembrano fare la stessa cosa: rilasciare funzionalità centellinate, mantenendo il controllo del mercato e costruendo un vantaggio competitivo incolmabile.


Troppa velocità per la società

Il problema è che la società non riesce a tenere il passo. Per chi lavora ogni giorno nel tech, il flusso continuo di novità è già difficile da gestire; per chi fa l’avvocato, il commercialista, l’insegnante o qualsiasi altro mestiere tradizionale, la sensazione è quella di essere travolti.

Questa velocità crea smarrimento: qual è il mio ruolo? Come cambierà la mia professione? Riuscirò a restare rilevante in un mondo in cui un algoritmo sa già fare (forse meglio) ciò che faccio io?


Concentrazione del potere

Un altro tema cruciale è la concentrazione del potere. Se poche aziende controllano tecnologie che nessuno può eguagliare, il divario diventa esponenziale. Non solo in termini di fatturato o capitalizzazione, ma soprattutto in termini di conoscenza e capacità di innovazione.

È un vantaggio competitivo mai visto prima nella storia: chi ha accesso a questi strumenti corre in avanti, gli altri restano indietro senza alcuna possibilità di recupero.


Conclusione

Non sappiamo se vedremo mai una vera AGI, né se qualcuno l’abbia già in un laboratorio segreto. Quello che possiamo osservare, però, è che la velocità con cui si muovono i colossi del tech non è paragonabile a quella di una normale startup o impresa.

Forse non ci stanno “prendendo in giro”, ma è evidente che ci sia una strategia precisa: dosare le innovazioni, mantenere il controllo e guidare un cambiamento che sarà inevitabilmente dirompente.

Nel frattempo, resta a noi la sfida più importante: capire, adattarci e trovare un ruolo in questo futuro che avanza a ritmo accelerato.

Monty Staff