Ti stai sabotando?

Ti stai sabotando? La risposta è semplice: sì.
Ci sabotiamo tutti. Più spesso di quanto ci rendiamo conto.

Esiste un test – gratuito e disponibile online – che ti aiuta a capire il tuo livello di autosabotaggio e, soprattutto, quali sono i tuoi sabotatori interiori principali. Spoiler: ce ne sono almeno 9 o 10 riconosciuti, che si presentano con costanza in vari momenti della nostra vita quotidiana, dal lavoro allo sport, dalle relazioni alla creatività.

Cos’è il test dei sabotatori interiori (e perché potrebbe valere la pena farlo)

Il test si trova su PositiveIntelligence.com ed è stato ideato da Shirzad Chamine, autore bestseller del New York Times e speaker internazionale. È semplice: una quarantina di domande, qualche clic, e ricevi un profilo dettagliato dei tuoi autosabotaggi più frequenti.

Sì, è anche un funnel per venderti il suo programma da mille dollari. Ma a prescindere da quello, il test offre un punto di partenza utile per osservarsi meglio e capire cosa ci limita. Per esempio, c’è chi si auto-critica troppo, chi cerca di compiacere tutti, chi si fa bloccare dall’ansia del controllo o chi esplode in rabbia nei momenti meno opportuni.

Mental fitness: alleniamo il corpo, ma la testa?

Il punto centrale del metodo Positive Intelligence è il concetto di mental fitness:

Se ti alleni in palestra per avere muscoli più forti, perché non alleni la mente per avere pensieri più utili?

L’idea è che possiamo riprogrammarci, proprio come ci alleniamo fisicamente.
Il tutto si collega agli studi di Lisa Feldman Barrett, neuroscienziata e autrice acclamata, che spiega come le emozioni non siano scritte nel nostro DNA, ma siano previsioni che il cervello fa sulla base dell’esperienza.

In altre parole: le emozioni si possono allenare. E questo cambia tutto.


Il cervello è un sistema predittivo, non un archivio emotivo

Secondo Feldman Barrett, il cervello non “legge” passivamente ciò che succede, ma prevede in anticipo le emozioni che potresti provare, basandosi su ciò che hai già vissuto. Le emozioni, quindi, non sono reazioni automatiche, ma costruzioni dinamiche.

Ecco perché riconoscere i nostri meccanismi interni può aiutarci a cambiarli.

Un altro spunto interessante? Quando cerchiamo di “lavorare sul passato”, non stiamo realmente modificando il passato, ma riscriviamo nel presente il modo in cui lo ricordiamo.
Una consapevolezza che porta con sé un’enorme responsabilità personale – in senso positivo: se puoi riscrivere il modo in cui interpreti il tuo passato, puoi costruire nuove abitudini emotive per il futuro.


Le emozioni non sono eterne, si evolvono (e si addestrano)

La neuroscienza ci sta raccontando un messaggio potente: non sei bloccato nelle emozioni che provi.
I tuoi sensi, il tuo cervello, il tuo stato d’animo… tutto è influenzabile e modellabile. Anche le emozioni più radicate possono essere ricalibrate, con il tempo e con la giusta pratica.

Un esempio concreto: i neonati non sviluppano la vista da soli. Gli occhi hanno bisogno di luce per “imparare” a vedere. Allo stesso modo, le emozioni hanno bisogno di input, contesto, abitudini per formarsi e trasformarsi.
Non è un sistema statico. È un sistema vivo, dinamico, predittivo.


In conclusione: smetti di sabotarti, ma fallo con gentilezza

Tutti ci autosabotiamo. Ma possiamo imparare a farlo meno.
Prendere consapevolezza dei nostri schemi mentali – e delle emozioni che ci guidano – è il primo passo per allenare la mente come alleniamo il corpo.
Non è una questione di “correggersi” o “diventare perfetti”. È una questione di comprendere, allenare, scegliere.

Vuoi iniziare da qualcosa di semplice?
👉 Fai il test su Positive Intelligence.
👉 Ascolta Lisa Feldman Barrett su YouTube o podcast.
👉 Osservati, senza giudicarti.

Perché sì, tutti abbiamo dei sabotatori dentro di noi. Ma non dobbiamo lasciarli alla guida ogni giorno.

Staff Monty

Monty Staff